Carlo Zanella

Restauratore, rivaluta il vecchio valore artigianale – Borgo Campidoglio

Carlo
Zanella

Restauratore, rivaluta il vecchio valore artigianale –
Borgo Campidoglio

“Ho sempre avuto una grande passione per l’artigianato, ho sempre visto questo mestiere accostandolo alla tradizione. L’artigianato era il motore industriale di una volta. Questo Borgo nacque dalla bottega artigianale e si sviluppò fino alla piccola industria.”

S

ubito prima di arrivare nel Borgo sono stato in Nicaragua e per tre anni ho fatto l’architetto, aiutando a gestire una scuola–cantiere per il progetto di una ONG. Sono laureato in architettura, però ho avuto sempre una passione per l’artigianato. Oggi l’artigianato è visto come un mestiere in via d’estinzione, ma un tempo era un’attività di grande prestigio e antiche tradizioni: per la formazione esistevano solo le botteghe artigiane e chi voleva padroneggiare la professione doveva entrare in bottega.

Sono approdato al Borgo casualmente e ho trovato in questo luogo l’ambiente ideale, non tanto per costruire nuove cose, ma per rivalutare e recuperare oggetti già esistenti e ridare loro nuova vita. Per me è importante non solo recuperare i manufatti da un punto di vista di uno stile, delle linee e dei principi del design, ma anche, per certi versi, dal punto di vista sentimentale. Questi oggetti sono stati realizzati a mano, dietro la loro creazione molto spesso si nasconde la storia di un maestro che ha insegnato la tecnica a giovani allievi per tramandare un sapere.

Borgo Campidoglio con la sua storia e il ruolo che ha rivestito nella creazione di un’etica del lavoro industriale è la collocazione adatta per quello che è il mio progetto di vita.
Il Borgo ha seguito l’evoluzione della creazione dell’industria italiana dalle botteghe artigianali fino alla 

piccola fabbrica di fine Ottocento, diventando, al contempo, il quartiere residenziale dei primi gruppi di operai che lavoravano in fabbrica arrivando dalla campagna, giusto fuori dalla cinta daziaria. Era un Borgo autonomo con piccoli edifici, con una micro–economia autosufficente ed un forte senso di comunità che deriva dai modelli di identità contadina che i nuovi operai e le loro famiglie portavano con sé.
Negli anni il Borgo si è svuotato di attività, prima di quelle produttive e, piano piano, anche di quelle artigianali. Questa tendenza, per certi versi inevitabile, non è stata mai efficacemente contrastata, anche quando il modello economico, sociale e culturale ha acquisito dei caratteri post–industriali. Nel nuovo modello, il Borgo Campidoglio poteva rinascere, il suo tessuto produttivo e sociale recuperato, gli spazi e fabbricati ristrutturati e poteva essere rilanciata la sua storia con l’etichetta di uno dei primi borghi operai torinesi di fine ‘800. Questo rilancio avrebbe richiamato la presenza di nuovi artigiani giovani e vecchi. Così si sarebbe favorito una rigenerazione del quartiere senza smentire la sua storia.
Secondo me oggi invece, dopo quest’opportunità mancata, l’artigianato sembra ormai destinato a sparire- Nel Borgo gli artigiani continuano a resistere per l’amore che hanno per il luogo e per le sue tradizioni. ma poi alla fine chiudono senza che arrivino altre attività. Temo che Borgo Campidoglio stia smarrendo la propria identità profonda.